Runner in giro fino all’ultimo. « È mancato il buonsenso»
II docente Calvetti, presidente del Panathlon Lecco: «II decreto non lo vietava ma si doveva evitare»
Correre o non correre?
In tempi di coronavirus, anche questo è (o almeno è stato) “il” problema. Trascorrere lunghissime giornate, che si allungano lentamente fino a diventare settimane, senza fare attività fisica è difficile, soprattutto per coloro i quali sono abituati a fare sport con regolarità. Così, approfittando delle concessioni governative nella rete dei vincoli disposti per limitare il contagio, fino a quando questo è stato possibile sono tanti quelli che hanno indossato le scarpe e sono usciti per una corsetta.
A spingere ad abbandonare temporaneamente la pratica all’aperto, però, sarebbe dovuto essere anche il buon senso di ciascuno. Ne è convinto Francesco Calvetti, docente del Politecnico di Milano, delegato del rettore per lo sport dell’intero ateneo e organizzatore delle Polimirun di Milano e di Lecco (che richiamano circa ventimila atleti complessivamente), che ha riposto le scarpe ben prima della disposizione giunta sabato.
Calvetti è anche presidente del Panathlon di Lecco, che ha tra le proprie finalità la promozione e la diffusione della cultura e dell’etica sportiva, e si propone di approfondire, divulgare e difendere i valori dello sport inteso come strumento di formazione e di valorizzazione della persona e come veicolo di solidarietà tra gli uomini ed i popoli.
«Il decreto non lo vietava, ma sono convinto che si sarebbe dovuto evitare. Alivello di fair play e di sportività, valori che come ateneo e come Panathlon vogliamo trasmettere, si sarebbe dovuto stare a casa, quanto meno nel rispetto della situazione complessiva e di chi lavora in prima linea rischiando la propria salute, come medici e infermieri». Calvetti ha seguito la discussione che, sui media e sui social, si è aperta su questo tema. «Io sono uscito l’ultima volta in bicicletta con mio figlio prima che si bloccasse tutto, all’inizio di marzo. Poi mi sono fermato, perché personalmente mi sembrava sbagliato. Dipende dalla sensibilità soggettiva, certo. Ma bisogna valutare tutto molto attentamente: il rischio di farsi male, mentre si fa sport, c’è sempre. Allora come fai a uscire serenamente, sapendo che potresti dover ricorrere a cure di sanitari che al momento hanno tutt’altro da fare? Non capisco come si possa non rendersi conto della situazione. Il problema non sarebbe dovuto essere se fosse permesso o meno farlo: ciascuno deve sempre far ricorso al proprio senso civico».
Fonte: La Provincia di Lecco – 27 marzo 2020
